Quinta edizione
Premio Trabucchi d'Illasi alla Passione Civile
2010
Carlo Petrini
Fondatore di Slow food e Terra Madre
“L’ economia locale praticata dalle comunità del cibo introduce nella filosofia economica altri parametri, elementi difficili da quantificare, ma che vanno considerati come fondamentali, perché hanno tutti a che fare con la cosa più preziosa del mondo, una cosa che proprio non si può né vendere, né comprare: il godimento della vita."
Carlo Petrini
Carlo Petrini: nasce a Bra (Cuneo) nel 1949. Dopo la maturità si iscrive alla Facoltà di Sociologia di Trento, impegnandosi contemporaneamente in politica e nell’associazionismo. Negli anni Ottanta fonda Arcigola, divenuta nel 1989 l’associazione internazionale Slow Food. Dalle sue idee nascono la prima Università di Scienze Gastronomiche e Terra Madre. Nel suo lavoro “Buono, pulito e giusto. Principi di una nuova gastronomia”, edito da Einaudi nel 2005 e tradotto in varie lingue, definisce il concetto di “ecogastronomia”. Nel 2004 la rivista Time Magazine gli attribuisce il titolo di Eroe Europeo, mentre nel gennaio 2008 compare, unico italiano, tra le “Cinquanta persone che potrebbero salvare il mondo”, elenco redatto dal quotidiano The Guardian. Ha curato l’edizione di due pietre miliari nella tradizione nella produzione editoriale del settore: la Guida ai Vini del Mondo, stampata e pubblicata in cinque lingue (italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo) e la rivista Slow.
Insieme a Daniele Cernilli è stato poi fondatore e curatore di Vini d’Italia, guida enologica di grande prestigio. Alla fine del 2009 è uscito il suo ultimo saggio “Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo” edito da Giunti e Slow Food Editore.
Ha ricevuto importanti riconoscimenti: nel 2000 il Communicator of the Year Trophy (istituito dalla IWSC, International Wine and Spirit Competition) e nel 2002 il Premio Sicco Mansholt, indetto dall’ononima fondazione olandese, per l’attività intrapresa da Slow Food a supporto e difesa di un nuovo modello di agricoltura sostenibile.
Ha ideato e promosso l’Arca del Gusto e i Presidi italiani e internazionali, il Premio Internazionale Slow Food per la difesa della biodiversità.
La creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche è stata la realizzazione di un sogno di Carlo Petrini: rendere possibile lo studio della gastronomia a livello accademico includendo lo studio di questa materia dal punto di vista della geografia, del diritto, dell’economia e del marketing, della sociologia, dell’antropologia, dell’ecologia, della storia, del paesaggio, della comunicazione, delle tecniche di degustazione.
Il cibo che parlo, la parola che mangio
“Il cibo che parlo, la parola che mangio
La prima cosa che voglio dire è che il cibo si produce e si consuma. Queste due attività devono stare vicine come le parole alle cose. La parola significa la cosa, dunque il significato è quel percorso che unisce la parola “mela" al frutto che cresce sull'albero. Per insegnare a uno straniero il nome italiano della mela posso prendere in mano il frutto e dire “mela". È possibile che lo straniero immagini che la parola “mela" significhi “frutto" o che addirittura voglia dire “cibo" in generale se non addirittura qualche altra cosa. Ma immagino che se pronunciassi la parola “mela" con la mela in mano lui avrebbe ottime possibilità di capirmi. Cosa capirebbe se non avessi in mano la mela? Come potrei spiegare cos'è una mela a uno straniero che non capisce nessuna delle mie parole? Per lui la parola “mela" non significherebbe nulla. Il significato si perderebbe, sarebbe un percorso troppo lungo, una strada che non porta più la parola alla cosa.
Col cibo accade più o meno lo stesso, quanto più allontano la produzione dal consumo, tanto più il cibo smette di significare. Non si perdono solo i sapori, ma anche i significati. Non so chi ha prodotto l'oggetto che sto consumando, né con quali ingredienti. Non so se dietro all'oggetto c'è un bambino che lavora quattordici ore al giorno, né se per produrlo sono stati utilizzati ingredienti che non vorrei ingerire. Il prodotto non è più un prodotto, ma solo un oggetto di consumo. Faccio una passeggiata tra le corsie del supermercato, so come consumare quelle tonnellate di cibo, ma non conosco nulla della sua produzione. Passeggio come uno straniero che non capisce una parola, ma con la differenza che nemmeno me ne preoccupo. Non capisco nemmeno che non sto capendo.
Ecco, Carlo Petrini, le donne e gli uomini che partecipano al progetto di Slow Food stanno riavvicinando le parole alle cose, cercano di riconsegnare il cibo al suo significato per non farci sentire stranieri.
Ascanio Celestini
Carlin Petrini dice delle cose ma, soprattutto, poi riesce a farle.
E quando ci riesce poi gli altri si accorgono che si possono fare.
Per anni alle nuove generazioni la politica ha regalato grandi illusioni e sconfitte più o meno onorevoli. Allora non pochi si sono rassegnati alla
legge del peggio.
Peggio per gli altri se non capiscono. Peggio per me se non faccio come gli altri.
Un conformismo rassegnato e cinico, travestito da realismo economico e confortato dalla dittatura della convenienza ha diffuso miseria come virus. La miseria non è povertà, ma mancanza di speranza.
Con il suo lavoro di formica Carlin Petrini ha combattuto quella miseria in giro per il mondo. Partendo da cose concrete come terra, acqua, vino, cibo sano e ben fatto ha costruito una rete non virtuale, ma biologica tra esseri umani e territori.
Molte delle cose che Carlin dice non sono di sinistra, ma non per questo sono di destra. Sono semplicemente ignorate dalla politica. Ignorate finché non diventano ampie, popolari, patrimonio comune che non si può ignorare. Come si fa a ignorare una idea civile che considera la catena alimentare più importante del mercato?
Questa però è una rivoluzione culturale, è piena di conseguenze, ed è a questo punto che spesso la politica si ferma, ignorando le conseguenze di queste idee civili. Idee concrete per riequilibrare il mondo partendo da cose che si possono fare.
Carlin Petrini è uno che riscatta la miseria, che si ricorda delle facce, dei nomi e delle storie di gente non famosa che senza di lui sarebbe ignorata e privata di speranza. Uno così è pericoloso perché parla come mangia in un tempo in cui molti, se mangiassero come parlano, scoppierebbero.
Uno così è pericoloso perché offre alle nuove generazioni battaglie che si possono vincere, dimostrando che non è vero che una buona politica può offrire solo onorevoli sconfitte. Scusate se è poco.
Michela Signori e Marco Paolini
Patrimonio dell'Umanità.
Carlin Petrini dovrebbe essere tutelato dall’Unesco, come la Basilica di Assisi o i Sassi di Matera. È un pezzo fondamentale del patrimonio culturale di questo Paese: per quello che dice, per come lo dice, per quello che fa, per come lo fa. Se non ci fosse Carlin, a farci sorridere, a farci riflettere e a farci indignare, saremmo tutti più poveri. E saremmo tutti meno buoni, puliti e giusti.
Gino e Cecilia Strada
Note strettamente personali.
Carlin Petrini è stato per me l'ispiratore del desiderio di indagare il mondo dell'agricolutura e del cibo, e quindi di dimostrare la rivoluzionaria capacità, da parte di ognuno di noi, di cambiare il mondo ogni volta che vai a fare la spesa.
Milena Gabanelli
Noi siamo ciò che mangiamo.
Nel percorso evolutivo durato milioni di anni, il più importante passo in avanti dell’umanità avviene quando si passa dal sistema di caccia e raccolta nomade a quello agricolo stanziale, non più di diecimila anni fa. Gordon Childe chiama questo processo Rivoluzione Neolitica. Nonostante il progresso continuo e le diverse rivoluzioni culturali, religiose, filosofiche e materiali fino a quella industriale e tecnologica, ancora oggi non possiamo prescindere dal cibo e dalla sua produzione, ancora oggi si utilizzano attrezzi come la falce, la cui forma e funzionalità sono rimaste invariate nel tempo. Ancora oggi se si pianta un seme, si ottiene un frutto e abbiamo sempre più coscienza che noi siamo ciò che mangiamo.
Ricordarlo in ogni gesto quotidiano, dalla produzione all’utilizzo, al riutilizzo, al riciclo e infine al rifiuto, ci farà vivere meglio e lascerà risorse per tutti. Son cresciuto accanto ai miei genitori nel museo dedicato alla Civiltà Contadina che con amore avevano costruito per mantenere viva quella sapienza. Carlo Petrini ha fatto proprio questo mondo e ne divulga con “Passione” il semplice segreto.
Enrico Faccio